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Esercizi di prevenzione infortuni per bambini calciatori: le routine che fanno la differenza

📅 24 Agosto 2026✍️ di Carlo Petrilli⏱️ 6 min di lettura

Quando parlo di prevenzione infortuni con i genitori, vedo spesso facce scettiche: sembra tempo tolto al pallone. Eppure, da dirigente e allenatore sul campo, ho imparato che dieci-quindici minuti ben fatti salvano stagioni e sorrisi. Nei miei gruppi, dove il divertimento conta quanto il risultato, una routine semplice e ripetibile ha ridotto distorsioni alle caviglie e fastidi al ginocchio. Non è teoria: è ciò che funziona, settimana dopo settimana.

Perché partire da mobilità ed equilibrio

Nei bambini 6-13 anni il corpo cambia in fretta e in modo disomogeneo. Alcuni crescono in altezza prima di rafforzare tendini e muscoli. Qui nascono inciampi, appoggi instabili e sovraccarichi. Se mettiamo in campo mobilità e equilibrio prima di scatti e cambi di direzione, il piede “sente” meglio il terreno e il ginocchio rimane in asse.

Mi è capitato di recente con un Under 10: grande entusiasmo, ma caviglie molli. Dopo tre settimane di esercizi di appoggio monopodalico e piccoli balzi con atterraggio controllato, è passato da tre distorsioni leggere in due mesi a zero. Nessuna magia, solo ripetizioni ben guidate.

Molti elementi che uso derivano dai principi del programma FIFA 11+, adattati ai bambini: tempi più brevi, giochi di equilibrio e attenzione ai segnali di affaticamento. Lo dico subito: non è un protocollo rigido, ma una traccia pratica da personalizzare in base all’età biologica, non solo a quella anagrafica.

La routine di 15 minuti pre-allenamento

Questa è la sequenza che applico in campo, senza attrezzi complicati. Serve un corridoio di 15 metri, qualche cinesino e, se possibile, 2-3 minibande elastiche.

1) Risveglio articolare (3 minuti)
Camminata sulle punte e poi sui talloni per 15 metri, due volte. Affondi in avanti lenti con torsione del busto verso la gamba avanti. Due giri di “mezze anche”: apertura-chiusura dell’anca in cammino, con passo corto e controllo del ginocchio.

2) Attivazione del core (3 minuti)
Plank corto: 15-20 secondi, due volte. Ponte glutei con tenuta di 3 secondi in alto, 8 ripetizioni. Per gli Under 12, una variante: plank con tocco spalla alternato, ritmo lento e bacino fermo.

3) Equilibrio e propriocezione (3 minuti)
Appoggio su una gamba, occhi su un bersaglio davanti: 15 secondi per lato, due giri. Poi “aeroplano”: busto che scende, braccia aperte, una gamba che va indietro; 5 ripetizioni lente per gamba. Chiudiamo con presa di palla: lancio leggero con le mani e ricezione su una gamba sola.

4) Balzi controllati (4 minuti)
Hop-and-stick: 5 balzi in avanti su una gamba con atterraggio fermo (3 secondi di stop), poi cambio. Skipping lieve per 10 metri, ritorno con calciata ai glutei ma senza esagerare l’ampiezza. Piccoli salti laterali su linea, 10 per lato, ginocchio che punta avanti.

5) Sprint tecnici (2 minuti)
Due accelerazioni a 10-15 metri con partenza laterale, due con cambio di direzione a “L”. Recupero pieno tra una prova e l’altra: ai bambini dico “parti quando senti di avere le molle sotto i piedi”.

Due esercizi salvacaviglia e salvaginocchio

Se ho tre minuti extra, inserisco questi complementari. Sono semplici e potenti.

Elastico per caviglia
Minibanda intorno agli avampiedi, seduti: aprire e chiudere lentamente i piedi, 12-15 ripetizioni. In piedi, camminata “mostro” con minibanda sulle caviglie, passi corti laterali per 5-6 metri e ritorno. Scopo: rinforzare peronieri e stabilità dell’arco plantare.

Atterraggio “silenzioso”
Salto in alto a due piedi e atterraggio morbido, ginocchia che seguono le punte, bacino allineato. Due serie da 6. Criterio: se il rumore è forte o il ginocchio cade verso l’interno, rifacciamo più basso e più lento. Nei preadolescenti è oro per prevenire i fastidi al comparto femoro-rotuleo.

Settimana tipo e progressione

Un lettore mi ha chiesto: “Quante volte alla settimana devo fare questi esercizi?” Ecco la risposta che do anche in riunione con i genitori. Bastano costanza e micro-progressionI, niente carichi eccessivi.

  • Due allenamenti: routine completa pre-allenamento; nel secondo inserire elastico caviglie e atterraggi.
  • Terzo momento facoltativo a casa: 8 minuti di core + equilibrio (plank corto, ponte glutei, aeroplano). Tenute brevi e qualità dell’esecuzione.
  • Progressione mensile: aumentare di 1-2 ripetizioni o 5 secondi di tenuta. Mai tutto insieme. Il salto di qualità sta nel controllo, non nella fatica.

Quando vedo il gruppo pronto, passo da atterraggi a due piedi a monopodalici, e dai balzi lineari a quelli diagonali. La regola è: se perdo l’equilibrio una volta su tre, resto alla versione precedente.

Gli errori da evitare sul campo

  • Saltare il riscaldamento per “guadagnare tempo”: lo perderete in infermeria.
  • Chiedere velocità prima della tecnica: prima si impara a frenare, poi a correre.
  • Ripetizioni senza feedback: i bambini migliorano se gli dite cosa hanno fatto bene, non solo cosa è andato storto.
  • Gare continue di forza: le minibande non sono per chi “resiste di più”, ma per muoversi meglio.
  • Dimenticare l’acqua: crampi e scarsa concentrazione arrivano prima della stanchezza muscolare.

Segnali d’allarme: quando fermarsi

Chi lavora in scuole calcio sa che i piccoli non “mollano” facilmente: se fa male, stringono i denti. Va insegnato che fermarsi è parte dell’allenamento. Dolore puntiforme alla tibia o al tallone, caviglia che “scappa” due volte in una settimana, ginocchio che si gonfia la sera: sono campanelli d’allarme. In questi casi, stop immediato, ghiaccio a intervalli e valutazione con professionisti qualificati.

Nelle mie squadre, dopo ogni seduta, dedico due minuti al “check sincero”: alzo la mano e chiedo chi ha sentito un fastidio. Normalizziamo il racconto: non è una colpa. Le linee guida del CONI ricordano che la prevenzione passa anche dall’educazione alla consapevolezza corporea.

Come insegnare questi esercizi ai più piccoli

Trasformo tutto in gioco. L’aeroplano diventa sfida di equilibrio “senza toccare le nuvole”; i balzi laterali sono “saltare il ruscello”. Quando un bambino fa un atterraggio silenzioso, festeggiamo come un gol. La ripetizione non annoia se la cornice è divertente.

Con i più grandi, spiego il perché: “se il ginocchio rimane in linea, corri più veloce e cambi direzione meglio”. Collegare la prevenzione alla performance aiuta l’adesione. Uno dei miei Under 13, dopo un mese di routine, mi ha detto: “Mister, ora mi sento più leggero nei primi passi”. Parole sue, non mie.

Come integrare con il lavoro tecnico

Non servono sedute extra. Dopo la routine, passo a conduzione palla con slalom morbidi, chiedendo di mantenere lo stesso controllo visto negli atterraggi: busto stabile, ginocchio che segue la punta. Nei duelli 1v1, introduco pause attive con 10 secondi di equilibrio su una gamba: recupero la calma e alleno la caviglia senza fermi morti.

Ho visto che i gruppi più reattivi sono quelli che collegano un compito motorio a un obiettivo con palla. L’equilibrio “vuoto” è astratto; l’equilibrio dopo un dribbling è calcio.

Il messaggio finale ai genitori

La prevenzione non è un recinto che limita, è un trampolino. Ridurre le microlesioni significa allenarsi con continuità, e la continuità costruisce fiducia. Da dirigente ho imparato che il primo nemico dell’abbandono sportivo è l’infortunio ripetuto. Meno stop, più appartenenza al gruppo. È così che un bambino resta nel gioco, nel campo e nella propria comunità.

Non serve la palestra attrezzata. Servono coerenza, poche regole chiare e un occhio attento. Se ogni allenamento inizia con quei 15 minuti, tra tre mesi avrete piedi più sicuri, ginocchia ordinate e sorrisi più larghi. Il resto, credetemi, viene da sé.

Carlo Petrilli

Carlo Petrilli ha rivestito il ruolo di dirigente in una società di calcio giovanile lombarda e ha seguito la crescita di generazioni di bambini, promuovendo iniziative sociali per combattere l’abbandono sportivo. Scrive di storie che uniscono calcio, integrazione e passione per la maglia.