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Interviste

Passare da pulcini a esordienti: le parole che aiutano i ragazzi nel cambiamento

📅 25 Agosto 2026✍️ di Giovanni Tarsini⏱️ 3 min di lettura

Il momento critico del cambiamento

Tra i 10 e i 12 anni accade qualcosa di decisivo nel calcio giovanile. I bambini diventano ragazzi. Non è solo una questione fisica: cambia il modo di pensare il gioco, cambia la pressione, cambiano le relazioni. In venti anni di scuola calcio ho visto tanti ragazzi superare questo passaggio con naturalezza, altri frenare o addirittura smettere. La differenza non è sempre il talento. Spesso è il linguaggio che usano gli adulti intorno a loro.

Le parole giuste creano fiducia

Un allenatore della provincia di Perugia mi raccontava di aver eliminato dalla sua comunicazione frasi come “sei troppo lento” o “non sei pronto”. Le sostituì con “lavoriamo sulla velocità” e “crescerai in questo ruolo”. Semplice? Sì. Efficace? Tantissimo. I ragazzi nella fascia dei pulcini fino agli esordienti hanno paura del giudizio. Ascoltano ogni parola come se fossero sentenze.

Quando un dirigente o un allenatore dice “non sei da questo livello”, il ragazzo lo ricorda per anni. Se invece dice “in questa categoria servono queste caratteristiche, vediamo come svilupparle insieme”, il messaggio è completamente diverso. Non nega la realtà. La trasforma in progetto.

Il ruolo delle famiglie nel linguaggio

Genitori e genitori che spingono troppo creano ansia. Ho visto padri urlare dalla panchina “sei lento come una lumaca” e figli che non toccavano più il pallone. Ho visto madri che dicevano “non preoccuparti, domani giocherai” e ragazzi che affrontavano la sconfitta senza traumi.

La ricerca in Psicologia dello sport dimostra che il feedback positivo condizionato (premiare lo sforzo, non il risultato) aumenta la resilienza nei giovani atleti. Non significa applaudire qualsiasi cosa. Significa raccontare il miglioramento invece di sottolineare il fallimento.

Una frase che funziona: “Hai perso oggi, ma ho visto che hai provato quella giocata nuova che ti avevo suggerito”. Una che non funziona: “Oggi eri terribile”.

Il passaggio tecnico e psicologico

Dai pulcini agli esordienti il calcio cambia tattica. Diventa più fisico, più tattico, meno divertimento puro. Questo trauma può essere attenuato con le parole. Se l’allenatore dice “ora impariamo a leggere il campo” il ragazzo si sente in un progetto. Se dice “adesso inizia il calcio vero, i giochetti finiscono”, il ragazzo sente il peso della performance.

Anche gli arbitri hanno un ruolo. Un direttore di gara che spiega una decisione, che non urla, che non umilia, insegna rispetto delle regole. Un arbitro che grifo in faccia al ragazzino comunica solo paura.

Cosa funziona veramente

Dopo vent’anni, conosco le combinazioni di parole che producono risultati. “Riprova, sbagliare fa parte del processo”. “Questo errore ci insegna qualcosa”. “Sei bravo in questo, lavoriamo su questo”. “Oggi hai difeso bene, prossima volta prova ad attaccare di più”.

Le società calcio che mantengono iscritti tra gli esordienti sono quelle che comunicano con chiarezza, senza minacce. Che celebrano il miglioramento, non solo la vittoria. Che trasformano il cambiamento in avventura, non in esame di ammissione.

Il passaggio da pulcini a esordienti è un test per capire se il calcio è ancora un gioco o è diventato solo competizione. Le parole degli adulti decidono da quale parte pendere la bilancia.

Giovanni Tarsini

Giovanni Tarsini è stato per oltre vent’anni responsabile tecnico in una scuola calcio dell’Umbria, dove ha organizzato tornei regionali per bambini e adolescenti. Testimone delle trasformazioni nel calcio giovanile, racconta aneddoti su allenatori, ragazzi e genitori, con uno sguardo sempre attento al fair play.