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Esercizi per sviluppare la coordinazione motoria nei bambini: soluzioni pratiche per allenatori

📅 14 Agosto 2026✍️ di Carlo Petrilli⏱️ 5 min di lettura

In campo, con i bambini, la coordinazione non è una parola da manuale ma un’abitudine: cinque minuti ben spesi ogni seduta e dopo un mese li vedi più fluidi, più sicuri e più sorridenti. L’ho imparato dirigendo una società di calcio giovanile in Lombardia, dove la differenza la fai con ciò che riesci a mettere a terra oggi, non con quello che prometti per domani.

Obiettivo chiaro e tempi stretti

Nelle annate 6-12 anni punto a tre obiettivi concreti: orientamento nello spazio, controllo del corpo in cambi di ritmo e uso coordinato braccia-gambe. Li alleno a blocchi brevi dentro il riscaldamento (15 minuti) e in una stazione dedicata (10 minuti), senza togliere spazio al gioco con palla.

Per misurare i progressi uso un test semplice: quattro cinesini a croce (2×2 metri). Il bambino parte dal centro, tocca i quattro cinesini chiamati dall’allenatore e torna al centro. Due manche da 20 secondi, registro numero di tocchi corretti. È rapido, non stressa e mi dà un numero da confrontare ogni quattro settimane.

  • Campo: quadrato 20×20 m diviso in 4 mini-zone con cinesini.
  • Materiali: 12 cinesini, 9 pettorine di due colori, 4 palloni.
  • Ritmo: serie da 30-40 secondi, recupero attivo 30 secondi.

Tre esercizi base senza attrezzi

Semaforo coordinativo. Gruppo da 8-10 bambini, spazio 10×10. Io sto sul lato corto: al “verde” corsa di base, al “giallo” skip alto con braccia in opposizione, al “rosso” stop su un piede con cambio di direzione. Aggiungo “blu” per saltelli laterali a piedi uniti. Dura 3 minuti, pausa breve, poi ripeto. Progressione: inserisco una palla leggera da tenere in mano e scambiare al “giallo”. Osserva: postura alta, sguardo avanti, qualità dello stop.

Scala disegnata. Se non ho la scaletta, traccio otto rettangoli col gesso o cinesini. Eseguo pattern semplici: uno dentro-uno fuori, laterale dentro-fuori, incrocio frontale. Due passaggi per pattern, poi cambio. Progressione: al fischio salto finale e atterraggio morbido con braccia attive. Correggo: niente fretta se inciampano, prima ritmo costante, poi velocità.

Otto dinamico. Due coni a 5 metri, i bambini corrono disegnando un “8”, braccia che spingono, busto stabile. Due giri di “8”, poi sprint di 5 metri. Progressione: eseguo il primo “8” in corsa, il secondo in corsa laterale, mantenendo la coordinazione delle braccia. Scopo: anticipare il cambio d’anca tipico dei duelli in fascia.

Con il pallone: coordinazione specifica

Colore e controllo. Creo tre porticine con pettorine rosse, gialle, blu. Il bambino riceve palla, controllo orientato e conduce verso il colore che chiamo a sorpresa. Variante: chiamo due colori in sequenza, obbligo un cambio di direzione intermedio sul piede debole. Osserva: primo tocco aperto, testa su tra un colore e l’altro.

Passa-salta-batti. A coppie, distanza 6-8 metri. Passo di interno, subito saltello avanti-indietro su cinesino, batto le mani sopra la testa e mi riposiziono per ricevere. Tre serie da 45 secondi. Progressione: inserisco controllo orientato e passaggio di ritorno a un tocco. Beneficio: sincronizzo arti superiori e inferiori, migliorando i tempi di gioco.

1 contro 1 “sbandieratore”. Un jolly al centro tiene due pettorine di colore diverso. Alla chiamata, alza una pettorina: l’attaccante deve cambiare direzione e puntare la porticina del colore mostrato. Difensore a distanza di braccio. Serie brevi da 20 secondi. Punto chiave: l’attaccante guarda la pettorina, anticipa con spalle e busto, non solo coi piedi.

Caso reale: Pulcini, Monza

Mi è capitato di recente con un gruppo Pulcini a Monza: due bimbi nuovi, uno timidissimo e uno vulcanico, si pestavano i piedi in qualsiasi esercizio. Ho inserito “Semaforo coordinativo” per quattro allenamenti consecutivi, sempre nei primi dieci minuti, e il “Colore e controllo” come stazione centrale. Alla quinta settimana, una partitella 4v4 con obiettivo: punto extra per ogni cambio direzione riuscito. Il timido ha iniziato a chiedere la palla, l’altro ha capito quando frenare. La coordinazione ha fatto da ponte: meno caos, più fiducia. È il motivo per cui continuo a credere che il lavoro motorio riduca l’abbandono sportivo.

Inclusione e riferimenti utili

Nelle mie sedute mischio spesso età e livelli per favorire integrazione. Se c’è qualcuno in difficoltà, semplifico la richiesta senza cambiare il gioco: meno colori, tempi più lunghi, distanze ridotte. Le linee guida OMS ricordano che nei 5-17 anni conta la varietà di movimenti più che il volume infinito: sfruttiamola per includere, non per selezionare. Anche le indicazioni del CONI sulle attività di base spingono per la multilateralità: braccia che lavorano, salti, rotolamenti leggeri, lanci e prese. Portiamo questi gesti dentro il calcio con creatività.

Errori tipici da evitare

  • Velocizzare prima della qualità: prima schema pulito, poi ritmo.
  • Sovraccaricare di vincoli: due consegne chiare bastano.
  • File lunghe: gruppi da 4-5, molti passaggi, poca attesa.
  • Dimenticare il piede debole: alterna obblighi ogni ripetizione.
  • Nessuna misurazione: un test semplice al mese fa la differenza.

Come incastrare tutto nella settimana

Nel microciclo a due allenamenti, propongo schema fisso: seduta 1 con base senza attrezzi nel riscaldamento e una stazione palla-coordinazione; seduta 2 con gioco decisionale (colori, jolly, 1v1 guidati) e trasferimento in partita a tema. In stagione fredda, mantengo il blocco motorio in palestra o corridoio del centro sportivo, ridisegnando coni e linee con nastro.

Indicazioni pratiche: preparati prima, scegli tre esercizi e non cambiare in corsa; programma progressioni di settimana in settimana (da 2 a 3 colori, da 5 a 7 metri, da 30 a 40 secondi); usa feedback corti, positivi e tecnici (“braccio destro su, guarda avanti”). A fine mese, ripeti il test dei cinesini e condividi i miglioramenti con i genitori: quando capiscono che la coordinazione rende i figli più sicuri, ti seguono con entusiasmo.

Dettagli di campo che fanno la differenza

Segna le linee con gesso o nastro colorato: i confini visivi aiutano i più piccoli ad orientarsi. Alterna superfici: erba, gomma, anche un tappetino per il lavoro di atterraggio morbido. Se manca la scaletta, usa le righe del campo: non è l’attrezzo a creare coordinazione, è la precisione del gesto.

Io chiudo sempre con un “gioco ponte”: 3v3 con due mini-zone laterali; punto extra se il gol nasce dopo un cambio di direzione o da un controllo orientato. Così i bambini capiscono perché hanno fatto i saltelli e le chiamate colore dieci minuti prima. La coordinazione diventa utile, non un compito a sé.

Alla fine, quello che conta è rendere questi esercizi una routine leggera, quasi un rituale. Con bambini che arrivano da storie diverse, anche lontane, vedere il passo che si fa più sicuro e lo sguardo che si alza è il mio metro di successo. Il calcio è un pretesto bellissimo per farli crescere bene: se la coordinazione è la chiave, teniamola sempre in tasca.

Carlo Petrilli

Carlo Petrilli ha rivestito il ruolo di dirigente in una società di calcio giovanile lombarda e ha seguito la crescita di generazioni di bambini, promuovendo iniziative sociali per combattere l’abbandono sportivo. Scrive di storie che uniscono calcio, integrazione e passione per la maglia.