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Come si svolge una giornata tipo in una scuola calcio giovanile? Svelato il dietro le quinte quotidiano

📅 29 Agosto 2026✍️ di Federica Martusci⏱️ 6 min di lettura

Alle 15:30 i cancelli si aprono, i palloni rimbalzano sul sintetico e i taccuini degli allenatori si riempiono. È così, ogni giorno, che prende forma la vita di una scuola calcio giovanile. Parlo con l’occhio del campo: sono Federica Martusci, ex portiere, oggi impegnata in workshop su sport e autostima nel Sud Italia. Qui vi porto nel dietro le quinte, dove si costruiscono non solo giocate ma abitudini sane e carattere.

Qual è la routine quotidiana in una scuola calcio giovanile?

La giornata tipo alterna accoglienza, allenamento a blocchi e un rientro guidato alla calma, con attenzione a studio, sicurezza e famiglia. I tempi sono stretti ma scanditi: riscaldamento, tecnica, gioco, defaticamento e debrief. Tutto cambia con l’età, ma la regia è sempre la stessa: crescere persone prima che calciatori.

Al ritrovo i ragazzi fanno check-in, consegnano eventuali certificazioni e si cambiano in spogliatoio. Un breve briefing introduce l’obiettivo della seduta: controllo orientato, transizioni, o principi difensivi. Dopo il riscaldamento coordinativo, l’allenamento si divide in stazioni: tecnica individuale, esercitazioni situazionali, small-sided games. A fine seduta, defaticamento, feedback in 3 punti (cosa è andato, cosa migliorare, compito per casa) e saluto di gruppo. Gli staff tengono traccia delle presenze e delle sensazioni dei ragazzi, contattano le famiglie quando serve e pianificano micro-obiettivi settimanali.

A che ora si inizia e come si incastrano scuola e allenamenti?

Di norma si inizia nel tardo pomeriggio per non intaccare le ore di studio. Gli allenamenti durano 75-90 minuti, 2-3 volte a settimana per le annate base e fino a 4 per i gruppi agonistici. L’obiettivo è allenare con qualità senza togliere spazio ai compiti e al riposo.

Le società programmano fasce orarie per età e scuole di provenienza. Un ragazzo di prima media entra in campo alle 16:30; uno di liceo alle 18:30. Per chi ha carichi scolastici elevati, si suggerisce una seduta “light” il giorno prima delle verifiche e la possibilità di recuperi nel weekend. Il coordinatore tecnico dialoga con i genitori per calibrare il carico e prevenire sovraccarichi, soprattutto nei multi-sportivi.

Che tipo di allenamento fanno i bambini e come si evita il sovraccarico?

Fino ai 12-13 anni prevale il lavoro multilaterale: coordinazione, mobilità, tecnica di base e tanta partita a tema. Il carico è progressivo, più qualitativo che quantitativo, con pause attive e variabilità di esercizi. La prevenzione infortuni è incorporata nella seduta, non un’aggiunta finale.

Una tipica unità comprende: attivazione motoria e giochi di velocità di reazione; tecnica con palla in spazi ridotti; esercitazioni per principi semplici (ampiezza, sostegno, pressing “gentile”); gare 3v3/5v5; ritorno alla calma. Gli allenatori usano indicatori come il “parlometro” (capire se il respiro è regolare), la scala RPE e alternano giorni intensi a giorni tecnici. Le linee guida grassroots di UEFA invitano a mantenere alto il tempo palla-piede e a evitare chilometraggi inutili: meno file, più decisioni.

Cosa mangiano e come funziona l’idratazione durante la giornata?

La merenda pre-allenamento è leggera e fatta 60-90 minuti prima: frutta, yogurt o un piccolo panino con prosciutto, più acqua. In campo si beve spesso a piccoli sorsi; bevande zuccherate e snack pesanti sono sconsigliati. Dopo la seduta, si integra con carboidrati e proteine semplici entro un’ora.

Un esempio pratico: alle 15:45 una banana e uno yogurt; durante l’allenamento, acqua ogni 15-20 minuti; dopo, latte e cacao o un toast con formaggio leggero. Gli integratori non sono necessari se non prescritti dal medico. Nelle giornate calde si anticipano gli orari, si prevedono pause extra e si usano zone d’ombra; nei mesi freddi, strati tecnici e cambio asciutto immediato per prevenire raffreddamenti.

Come viene allenato il portiere nelle giovanili?

Il portiere ha micro-sedute dedicate su postura, presa, uscite e gioco con i piedi, integrate nel lavoro di squadra. L’obiettivo non è spettacolo ma efficacia: leggere l’azione, accorciare gli angoli, comunicare. Da ex numero uno, so che la parata più difficile è quella dopo un errore: si allena anche il coraggio.

Nei più piccoli si lavora su cadute protette, presa a “W”, appoggi e rapidità di piedi, spesso con palloni di diverse grandezze per stimolare la sensibilità. Progressivamente si introducono tuffi, uno contro uno, rinvii orientati e gestione del retropassaggio. Una parte della seduta è sempre integrata con i compagni: il portiere costruisce, guida la linea, chiude la profondità. Dopo un gol subito, si fa debriefing rapido: che cosa ho visto, cosa rifaccio, cosa cambio. Autostima e routine respiratorie aiutano a resettare.

Che ruolo hanno tecnologia e dati in una giornata tipo?

Nei settori di base la tecnologia è leggera: app per presenze e comunicazioni, video brevi per feedback e, nelle categorie maggiori, sensori semplici per accelerazioni. Contano più i diari di bordo e la qualità del feedback che i numeri complessi. Il dato serve a confermare sensazioni, non a sostituirle.

Gli allenatori riprendono clip di 10-15 secondi per mostrare orientamento del corpo, linee di passaggio o tempi di uscita del portiere. Un file condiviso riepiloga obiettivi e progressi settimanali. Le società curano la privacy, limitando la condivisione e custodendo i dati con procedure ispirate alle buone pratiche federali e alle norme nazionali, in un quadro coerente con le raccomandazioni di UEFA.

Quali sono le regole di sicurezza e chi le controlla?

La sicurezza si basa su campi a norma, certificazioni mediche in regola, kit di primo soccorso e defibrillatore con personale formato. Ogni seduta ha un responsabile che verifica presenze e idoneità all’attività. In caso di malessere, si segue un protocollo scritto e condiviso con le famiglie.

Le società affiliate operano secondo le linee di CONI e federazione: visita medica non agonistica per i più piccoli, agonistica per i più grandi, registri aggiornati e piani di emergenza. Prima di iniziare si controllano meteo, condizioni del campo e scarpe adeguate. Il linguaggio è parte della sicurezza: niente urla umilianti, ma correzioni chiare e rispettose; il clima sereno riduce errori e infortuni.

Come si costruisce lo spirito di squadra e si gestiscono le emozioni?

Lo spirito di squadra nasce da rituali semplici e costanti: saluto, ruoli chiari, obiettivi condivisi. Le emozioni si allenano come i passaggi, con esercizi di autoconsapevolezza e feedback costruttivo. Il gruppo protegge l’individuo, l’individuo responsabilizza il gruppo.

Nei miei workshop introduco il “cerchio dei 60 secondi”: ognuno dice una cosa utile al compagno a sinistra. In settimana si ruotano micro-ruoli (capitano, responsabile materiale, cronometrista) per far sentire tutti parte del progetto. L’errore è dichiarato “amico”: lo analizziamo, lo capiamo, lo trasformiamo in prossima scelta migliore. Una squadra unita si vede quando difende il compagno che sbaglia, non quando esulta dopo aver segnato.

Come funziona la partita del weekend e la convocazione?

La convocazione arriva 48 ore prima con orario, luogo e lista giocatori, comunicata su canale ufficiale. Nelle categorie di base si privilegia rotazione e minuti per tutti; nel pre-agonismo si bilanciano meritocrazia e sviluppo. La partita è il compito in classe della settimana.

Arrivo al campo, riscaldamento breve e specifico, due richiami tattici e si gioca. A fine gara, terzo tempo e feedback sereno: cosa teniamo, cosa cambiamo. I genitori sono invitati a un tifo positivo e rispettoso dell’arbitro: è una palestra di fair play, non un tribunale del risultato.

Domande rapide

Quanti allenamenti a settimana? Due o tre per le basi, fino a quattro per l’agonistica.

Quanto dura una seduta? 75-90 minuti, con blocchi da 12-18 minuti.

Serve il certificato medico? Sì: non agonistico per i piccoli, agonistico per i più grandi.

Quanti ragazzi per allenatore? Idealmente 12-16, con un assistente.

Quando iniziare il lavoro specifico del portiere? Giochi propedeutici fin da subito, microgruppi strutturati da Under 11.

Quanto costa una stagione? Varia per città e servizi: in media 300-600 euro più kit.

Federica Martusci

Federica Martusci, ex portiere di una squadra femminile, si dedica oggi all’organizzazione di workshop motivazionali su sport e autostima nelle scuole calcio del Sud Italia. Racconta l’importanza del ruolo di squadra attraverso il suo vissuto tra i pali.