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Scelte difficili: come superare una bocciatura ai provini scuola calcio secondo chi c’è passato

📅 15 Agosto 2026✍️ di Giovanni Tarsini⏱️ 4 min di lettura

Accetta il verdetto, chiedi feedback chiari, costruisci un piano di lavoro. Cambia l’ambiente se serve, ma non il piacere di giocare. Ripresentati dopo 12-16 settimane con dati e progressi misurabili.

Prime 48 ore

Niente crociate, niente scuse. Il rifiuto è una fotografia di oggi, non una sentenza. Raffredda le emozioni e proteggi il ragazzo dal rumore.

  • Chiedi un riscontro scritto o puntuale su tre aspetti: tecnica, tattica individuale, motricità.
  • Concorda con l’allenatore due esercizi “chiave” su cui lavorare.
  • Stabilisci un obiettivo misurabile per 30 e 90 giorni.
  • Programma una verifica con un tecnico esterno entro due settimane.

La reazione corretta è breve, concreta, silenziosa. Nulla motiva come vedere i primi miglioramenti.

Il piano dei 90 giorni

Dividi il percorso in tre blocchi da 30 giorni. Poche priorità, ripetute bene. In media quattro sedute settimanali, di cui una libera tra amici.

Blocco 1: tecnica di base e coordinazione. Coni, muri, controllo orientato, 1v1 in spazi ridotti. Obiettivo: aumentare del 30% i tocchi palla per seduta e ridurre gli stop “sporchi”.

Blocco 2: tattica individuale. Orientamento del corpo, tempi di pressione, smarcamento. Giochi a tema 3v3 e 4v4. Obiettivo: almeno 6 smarcamenti utili a partita e 60% di 1v1 difensivi vinti.

Blocco 3: forza a corpo libero e velocità. Skip, andature, balzi controllati, sprint brevi. Obiettivo: migliorare del 10% il tempo su 10 e 20 metri senza affaticamento eccessivo.

Ogni seduta dura 60-75 minuti. Chiudi con 10 minuti di gioco libero. Registra con un quaderno: esercizi, sensazioni, RPE (fatica percepita), sonno. I dati faranno la differenza al prossimo provino.

Scegliere l’ambiente giusto

Cerca club che insegnano, non solo selezionano. Indicatori utili: rotazioni regolari, rapporto alto palla-giocatore, feedback specifici, staff formato. Le Scuole Calcio Élite del Settore Giovanile e Scolastico della FIGC offrono standard chiari.

Fai domande semplici: quante partite libere in allenamento? Che strumenti di valutazione usate? Come gestite gli errori? Se la risposta è vaga, cambia strada.

Allarga l’orizzonte: paesi vicini, categorie inferiori ma tecniche, allenatori con reputazione formativa. Meno vetrina, più lavoro. La crescita si vede dove si tocca spesso la palla.

Genitori ed equilibrio

Silenzio a bordo campo. Commenti solo a freddo, su comportamenti osservabili. Niente paragoni con coetanei, niente processi all’arbitro.

Parole utili: “Cosa hai imparato oggi?”, “Dove ti sei divertito di più?”, “Quale gesto vuoi migliorare domani?”. Il linguaggio orienta l’attenzione. Il ragazzo deve sentire che il valore non dipende da una convocazione.

Se serve, un confronto educato con la società. Obiettivo: allineare aspettative e percorso. Ricorda che il sistema sportivo vive in un quadro riconosciuto da CONI e federazioni: regole ci sono, ma l’educazione resta locale.

Quando riprovare un provino

Tra 12 e 16 settimane. Il corpo e le abitudini motorie hanno bisogno di tempo. Meno di così è velleitario, più di così rischia di spegnere la motivazione.

Prepara l’ultima quindicina di giorni con carico stabile, più partite libere e rifinitura tecnica. Arriva fresco, non stanco. Porta un foglio con i tuoi dati: obiettivi iniziali, esercizi svolti, progressi misurati, minuti giocati. Dimostra processo, non solo talento.

Se il club rifiuta ancora ma riconosce i passi avanti, è un buon segno. Prosegui il piano, alza l’asticella di un 10% e cerca una nuova finestra.

Dal campo: tre storie vere

Umbria, classe 2009, difensore centrale. Bocciato per “lentezza nel giro palla”. Tre mesi su orientamento corpo e primo controllo. Cronometro alla mano: -0,4 secondi nella conduzione corta. Riprovino, esito positivo. Oggi gioca stabile sotto età.

Perugia, 2011, esterno. Scartata per 1v1 inefficaci. Ridotti 3v3 due volte a settimana e partite in oratorio. Focus su finta e cambio direzione. Dopo 90 giorni, 7 dribbling riusciti in una gara. Inserita in un gruppo élite.

Terni, 2008, portiere. Criticità sulle uscite alte. Routine con palloni di diversa grandezza e lettura della traiettoria. Migliorate le prese in zona “morta”. Torneo regionale: premiato come miglior portiere.

Errori da evitare

Inseguire categorie “per status”. Meglio giocare 60 minuti in un contesto che allena, che 10 minuti a guardare. Evita il sovraccarico: cinque sedute dure più partita è terreno per infortuni. Niente allenatori “mago” e scorciatoie. Video vetrina senza sostanza tecnica? Non pagano.

Stop al multitasking tecnico: dieci gesti nuovi a settimana confondono. Scegline due, falli bene, misura l’effetto. Proteggi il sonno: sotto le otto ore, l’apprendimento cala.

Segnali che stai progredendo

Aumenti di tocchi palla per allenamento. Meno controlli “scappati”. Tempi di smarcamento più rapidi. 1v1 vinti in crescita. Più decisioni avanti e meno passaggi di scarico automatici. Fatica percepita stabile a parità di carico. Sorriso più spesso: il gioco resta gioco.

Una bocciatura ai provini è un bivio, non un muro. Con feedback onesti, un piano di 90 giorni e un ambiente che insegna, il ritorno in campo è migliore. L’ho visto per vent’anni: non vince il primo, vince chi migliora sempre.

Giovanni Tarsini

Giovanni Tarsini è stato per oltre vent’anni responsabile tecnico in una scuola calcio dell’Umbria, dove ha organizzato tornei regionali per bambini e adolescenti. Testimone delle trasformazioni nel calcio giovanile, racconta aneddoti su allenatori, ragazzi e genitori, con uno sguardo sempre attento al fair play.